Nutrie uccise lungo l’Astichello: polemica su metodo e rischi sanitari
Europa Verde Vicenza critica l’abbattimento delle nutrie al Parco Querini: dubbi su efficacia e rischi igienico-sanitari.
VICENZA – L’abbattimento delle nutrie lungo le rive dell’Astichello, all’interno di Parco Querini, accende il dibattito politico e ambientale in città. A intervenire con toni netti sono i portavoce di Europa Verde Vicenza, Erica Ceola e Fabio Cappelletto, che parlano di una scelta «inutile, crudele e pericolosa», destinata – secondo loro – a non risolvere il problema alla radice.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di gestione del territorio e sicurezza urbana che negli ultimi mesi ha visto crescere l’attenzione anche in altre realtà del Veneto, tra controlli serrati e interventi straordinari come quelli effettuati tra San Donà e Jesolo (leggi qui) o le azioni contro il degrado a Vicenza (approfondimento).
«L’abbattimento cruento delle nutrie è una toppa peggiore del buco», dichiarano Ceola e Cappelletto, sottolineando come l’eliminazione degli animali non rappresenti una strategia strutturale.
Secondo Erica Ceola, colpire gli esemplari e lasciare le carcasse in acqua solleva anche interrogativi di natura igienico-sanitaria: «Non solo è una scelta eticamente discutibile, ma espone al rischio di contaminazione delle acque e del suolo».
Il nodo centrale, però, resta l’efficacia: per Europa Verde si tratterebbe di un intervento a breve termine, destinato a esaurire i suoi effetti nel giro di poche settimane, con il naturale ripopolamento legato al ciclo riproduttivo della specie.
Fabio Cappelletto invita a evitare semplificazioni: la nutria è una specie alloctona, originaria del Sud America, introdotta in Europa per l’allevamento da pelliccia – il cosiddetto “castorino”. Con il crollo del mercato, molti esemplari sarebbero stati liberati o abbandonati, favorendone la diffusione nei corsi d’acqua italiani.
In assenza di predatori naturali, gli animali si sono adattati e moltiplicati rapidamente, colonizzando argini e aree fluviali.
Il tema delle specie invasive, del resto, è al centro di un confronto più ampio che riguarda l’equilibrio tra tutela ambientale e sicurezza del territorio, come dimostrano anche recenti interventi di prevenzione idraulica in Friuli (leggi).
Europa Verde non nega l’impatto delle nutrie sull’ecosistema locale: scavano gallerie negli argini, mettendo a rischio la stabilità del terreno, e competono con specie autoctone come l’arvicola, alterando l’equilibrio naturale.
Tuttavia, per i portavoce la risposta non può essere la “logica dello sterminio”. «Riconosciamo il problema – ribadisce Ceola – ma va affrontato con strumenti di prevenzione e controllo sostenibile».
La critica si allarga oltre l’ambito comunale. Per Cappelletto è la Regione che dovrebbe farsi carico di un piano organico: attivare un tavolo tecnico, coinvolgere esperti, finanziare studi mirati e individuare metodi alternativi più risolutivi e meno impattanti.
«Quando l’uomo non sa cosa fare, spara», conclude. Una frase che riassume la posizione del movimento ambientalista, convinto che la gestione delle specie invasive richieda programmazione, competenze scientifiche e una visione di lungo periodo, capace di guardare oltre l’emergenza del momento.